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IL SANGUE E’ RANDAGIO – James Ellroy (= Blood’s A Rover) -2010

by leggerelibri on marzo 6th, 2011

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IL SANGUE E' RANDAGIO - JAMES ELLROY

James Ellroy (1948) il cui vero nome è Lee Earle Ellroy, è uno degli scrittori contemporanei statunitensi più conosciuti e apprezzati. Nel 1965 rimasto orfano di padre lascia l’esercito dove era arruolato e comincia la sua vita di sregolatezza, alcol, droga, furti, “pernottamenti”  da vagabondo nei parchi della sua città e in galera. 10 anni di questa vita, ne esce e comincia a scrivere. Comincia con la “tetralogia di Los Angeles” raccontando la sua città. Omicidi e crimini della sua città e del suo quartiere.

Scrive “Il sangue è randagio” nel 2010 che fa parte della “trilogia americana” con gli altri due suoi romanzi “American Tabloid” e “Sei pezzi da mille”.  “Il sangue è randagio” arriva nel 2010 quindi quasi 30 anni dopo gli inizi della sua carriera da scrittore e oltre 9 anni dopo “Sei pezzi da mille”. I suoi fan hanno aspettato con ansia questo libro e mi chiedo il perchè.

Viene definito “scrittore maledetto” forse proprio per i suoi trascorsi da “sbandato” delinquente, disturbato, solitudine, violenza, delitti, una vita da “randagio” che cerca di sopravvivere.

Ambientato nel 1968, periodo cruciale con la guerra del Vietnam, dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, l’incubo americano del potere comunista, polizia violenta e corrotta, movimenti neri in attività …..

C’è il potente e inossidabile capo dell’ FBI Edgar Hoover che cerca di porre rimedio, a suo modo “agli eccessi” destabilizzanti e pericolosi del personaggio Dwight Holly ossessionato dalla comunista ebrea Joan Rosen Klein che organizza la rivolta “nera”, di Wayne Tedrow ex poliziotto esperto di manipolazione delle droghe e trafficante alle dipendenze di un miliardario, e Don Crutchfield mediocre investigatore che si arrangia come può. Tutti i personaggi cercano di “sopravvivere” in una America “in bianco e nero” devastata da corruzione, delinquenza, immoralità e decadenza generalizzata.

Ho faticato a leggere il libro non per la durezza ma per la lentezza. Ho superato la metà del libro per cominciare a raccapezzarmi nelle ambientazioni, per rendere più familiari i personaggi, per riconoscerli e condividere le esperienze.

Terminarlo è stato un sollievo. Non sono riuscita a partecipare, a “sentire” i personaggi.

Il romanzo “un noir” troppo nero! Troppo “sbandato”!